Benché si tenda a sottovalutare l’importanza artistica dei videogiochi, essi sono a tutti gli effetti un importante medium narrativo. Non solo: sono un mezzo che sempre di più entra nelle case di tutti, soppiantando gradualmente altri strumenti narrativi, specie per i più giovani. Da quando il primo videogioco è stato realizzato, quello che era nato come un semplice mezzo di intrattenimento fine a sé stesso si è evoluto in maniera quasi imprevedibile, inglobando in sé sempre più fenomeni, storie sempre più complesse e personaggi sempre diversi, man mano che il pubblico di riferimento si allargava e mutava col passare degli anni.

Ovviamente, un’evoluzione simile non poteva che portare anche all’evoluzione del modo di vedere e rappresentare uno degli argomenti caldi del mondo videoludico: la donna.

La figura femminile, peachall’interno dei videogiochi, è spesso difficile da definire. C’è chi sostiene che il videogame sia, per definizione, rivolto ad un pubblico di soli maschi e, in quanto tale, congenitamente maschilista. Poco importa che oggigiorno il pubblico sia notevolmente cambiato, inglobando migliaia di donne videogiocatrici, e che anche la rappresentazione delle donne sia mutata al loro interno. Videogiochi e maschilismo è una di quelle relazioni stereotipate difficili da buttare giù. Ma la realtà è spesso diversa.

All’inizio della storia dei videogame con una narrazione vera e propria, la donna era spesso e volezeldantieri la causa scatenante della storia stessa. Seguendo nella più lineare ma mai banale versione del viaggio dell’eroe, c’era una principessa, ella viene rapita e l’eroe deve partire per salvarla, abbandonando il mondo conosciuto per una serie di avventure in cui noi, videogiocatori, ci immergevamo completamente. Così nascono alcune delle prime, più importanti e longeve figure femminili del mondo videoludico, come la principessa Peach di Super Mario o la principessa Zelda dell’omonima saga. Nel corso degli anni queste stesse principesse si sarebbero a loro volta evolute, diventando, da principesse in pericolo, a loro volta delle combattenti, ma in quei primi anni il loro ruolo era questo. La donna come mezzo per la chiamata all’avventura, quindi, come obbiettivo da raggiungere e, secondo alcuni, come premio da conquistare. In realtà il ruolo della donna all’interno di questa tipologia di storia è estremamente importante: senza di essa non avremmo nessuna storia. Non bisogna quindi mai sottovalutare l’apporto narrativo che queste principesse hanno portato nel mondo dei videogiochi, fino a diventare, al giorno d’oggi, vere e proprie icone videoludiche.

In ogni caso il viaggio della donna nel mondo dei videogiochi non si è fermato così presto, anzi, si è evoluto in pochissimo tempo. Già nel 1986, infatti, è avvenuto quello che all’epoca fu il più grande colpo di scena videoludico mai concepito, e samus aranche ha fatto storia per molti anni a venire: nella saga di Metroid, l’eroe forzuto in armatura, pieno di pistole e che ammazza ogni alieno che incontra sul suo percorso, altri non è che una donna, Samus Aran. Nel primo titolo di Metroid, infatti, indossiamo le vesti di quello che ci viene intenzionalmente fatto credere essere un androide o un uomo in armatura: chi altro potrebbe mai avere la forza di combattere come fa il nostro eroe? Impersoniamo un cacciatore di taglie il cui corpo è interamente ricoperto dall’esoscheletro, e che passa dal cacciare i pirati spaziali al combattere i Metroid, la razza di alieni mutante che da il nome alla saga. Solo alla fine del gioco, e solo se questo veniva concluso entro un tempo limite, una sequenza ci mostrava la nostra eroina togliersi il casco, rivelando le indubbie fattezze femminili. Il colpo di scena, all’epoca, è stato incredibile. Da quel momento le avventure di Samus sono continuate per anni, diventando la prima vera eroina del mondo videludico. Ma era già segno di un cambiamento nel modo di fare videogiochi.

Da lì a una decina di anni, nel 1996, usciva un nuovo videogioco pronto a fare storia: Tomb Raider, con la formosa Lara Croft. La bella Lara era un tipo del tutto nuovo di eroina, nel mondo dei videogiochi. Tra Samus e Lara c’erano state altre eroine, di primo o secondo piano, ma praticamente nessuna come lei. Dagli attributi femminili quasi esasperati, una personalità diretta e la capacità di venire fuori da qualsiasi situazione per quanto pericolosa potesse essere, questa sorta di Indiana Jones in shorts e top scollato ha conquistato il cuore di migliaia di giocatori di ogni sesso ed età. Non solo i giovani si avvicinavano a questo videogioco attirati dalle forme evidenti di quella che era una massa di poligoni e pixel decisamente attraente per l’epoca, ma anche moltissime donne cominciarono ad avvicinarsi ai videogiochi, affascinate dal potersi finalmente identificare in un personaggio forte e femminile allo stesso tempo. Lo stesso personaggio di Lara Croft ha subito, nel corso degli anni, un’evoluzione non da poco. Il suo corpo si è andato via via “umanizzando”, perdendo le formosità iconiche dei primi videogiochi, e il viso, come il carattere, si è andato ammorbidendo, fino a raggiungere, nell’ultimo reboot del 2013, l’identità di una ragazza inesperta e fragile che, catapultata in un’isola colma di pericoli, insidie e misteri, imparerà in pochissimo tempo a cavarsela da sola, nonostante le ferite che le saranno inevitabilmente inferte nell’arco del gioco.

lara croft evolution

Da quel primo titolo di Tomb Raider sono passati altri vent’anni e, come le storie dei videogiochi migliori, la figura della donna ha continuato ad evolversi, seguendo sì il mercato in costante mutamento, ma anche il continuo cambiamento del modo di vedere la donna nel mondo odierno.

La donna, da principessa da proteggere, si è evoluta nella protagonista e nella compagna, alleata e aiutante dell’eroe di turno, in primo piano anche quando non protagonista o, anche se meno frequentemente, nell’avversario da combattere.

La donna si è evoluta gradualmente in compagna alla pari, non per questo meno sensibile e femminile, pronta a lottare per ciò in cui crede senza mai rinunciare al proprio essere donna.

jill valentineIn questi ultimi anni abbiamo avute moltissime eroine passate alle storia dei videogame: dalla tostissima Jill Valentine, apparsa in Resident Evil nel 1998, poliziotta abile con le armi bianche e decisamente testarda, diventata una delle icone della saga horror per eccellenza, alla maleficamente attraente Catherine dell’omonimo gioco, che in questo videogame platform del 2011 faceva disperare tanti uomini portandoli a morte certa per il loro tradimento, continuando con la dolce e gentile Elizabeth con cui abbiamo fatto la conoscenza nel 2012 in Bioshock Infinite, che ci guidava e accompagnava attraverso mondi e tempi diversi. La sola saga di Final Fantasy, poi, nei suoi quasi infiniti capitoli, conta da solo un’infinità di eroine, partner, compagne e persino avversarie tali da riempire ogni sfaccettatura dell’animo umano e femminile.

In un mondo che si evolve e in cui la figura della donna continua a riscoprire incessantemente sé stessa, fissando sempre nuove vette per il modo in cui si può essere donne, madri, compagne e guerriere insieme in questo mondo, la visione dei videogame muta insieme ad esse, inglobando in sé sempre nuove visioni di uno degli archetipi più importanti della storia umana e della narrativa, quello femminile.

elizabeth bioshock infinite