Cerca

Algiz

Spazio sacro della creatività

Categoria

Fumetti

La Fenice – di Francesco Lodato

Il mondo dell’Arte Sequenziale vive una strana esistenza sospesa tra concezione visuale e natura letteraria che le permettono di attinge a piene mani da tutto i materiali mistico-religioso creati dall’uomo nel corso dei millenni.

Non è un segreto se la primaria differenza nell’impostazione dell’immaginario fumettistico derivi dalla nazione di origine e dalle influenze culturali secolarizzate in esse: non è un caso se la filosofia antica ed i principi della fisica aristotelica si trovino spesso alla base della narrazione.

In un universo, quello dei fumetti di supereroi, che si affacciava al mondo partendo dalla natura profetica di Superman, l’intreccio tra religione, mitologia, filosofia ed alchimia sta alla base di molti concept per personaggi che tutti conosciamo.

Pensiamo ai Fantastici Quattro: sono solo la rappresentazione della normale famiglia americana in lotta con il cambiamento sociale degli anni 60? Probabilmente si, ma al contempo rappresentano l’interezza universale degli elementi naturali secondo gli antichi greci: Aria (l’abilità di svanire della Donna Invisibile), Acqua (il potere di rendersi elastico/fluido di Mr Fantastic), Fuoco (l’autocombustione della Torcia Umana) e Terra (la pelle rocciosa della Cosa).

Un nucleo familiare perfetto che ricrea al proprio interno un microcosmo completo assumendo tutte le caratteristiche prima, o Arché, care ad Anassimandro, Anassimene, Talete ed Eraclito sul cui pensiero ci vogliamo soffermare.

Il Logos di Eraclito veniva, metaforicamente, definito dalla natura guizzante delle fiamme in continuo mutamento come l’uomo stesso, dalla loro infinita capacità di consumare materia, o terra, per produrre energia bruciando l’aria, modificandola attraverso il calore per poi ricadere sulla terra nutrendola sotto forma di pioggia, quindi di acqua: il ciclo dell’universo.

Il fuoco è uno dei quattro elementi alchemici fondamentali proprio per la sua capacità di modificare gli stati della materia e la creatura mitologica che rappresenta questo fenomeno viene chiamata Fenice, l’uccello capace di rinascere dalle proprie ceneri il cui nome, proprio per questa sua natura di mutazione ciclica, veniva associato alla mitica Pietra Filosofale.

Ogni mitologia, dalla Cina alla Grecia, possiede una propria versione di questa creatura che compare nella Bibbia, nel Corano, nei testi sacri egizi ed Indù come nei racconti pre islamici de Le mille e una Notte.

Se in Egitto il suo ciclo vitale di morte e rinascita, in quanto creatura legata la culto del sole, era vincolata all’acqua, negli alti paesi è sempre stata identificata come una forza di rinascita derivante dalla distruzione, stesso dicasi per il mondo del fumetto in cui questo animale mitologico trova una collocazione fondamentale dal finire degli settanta.

La Fenice dell’universo Marvel (quello degli Avengers e di Spiderman) è una creatura onnipotente, una forza primaria del cosmo che viaggia attraverso l’universo sin dal momento della creazione con un duplice scopo: far progredire le civiltà pronte per il balzo evolutivo o distruggere quelle perse ormai nella stagnazione socioculturale. Essa non possiede un vero controllo su questa dicotomica relazione legata all’essenza stessa del fuco prometeico, ma si affida ad un ospite, nella fattispecie la rossa chiomata Jean Grey degli X-Men affinché, attraverso una relazione simbiotica, le permetta di comprendere il mondo in cui si è imbattuta e le potenzialità della sua popolazione.

Il mondo dei fumetti è un luogo strano, di messaggi stratificati per le diverse tipologie di pubblico che prendono in mano un comic book e la Fenice riassume in se molte delle concettualità archetipiche legate al fuoco: a partire dalla duplice natura creativa/distruttiva della fisica Aristotelica, attraverso la Volontà di potenza di Nietzsche fino al languore dei sensi, erotico e sensuale della psicologia contemporanea.

78ca8d0b-fa31-404b-8f23-1500995a7effLa storia editoriale del personaggio, nella versione originale, rappresentava perfettamente il rapporto tra l’uomo ed il bisogno si rinnovamento che deriva dalla Volontà di potenza intesa come perpetua pulsione al cambiamento dei valori, sia esso in positivo o in negativo.

Non è un caso se la Fenice possegga anche nei fumetti una duplice natura: la carriera fumettistica che ne racchiude la parabola giunge infatti al culmine con la celebre “Saga di Fenice Nera” in cui il lato oscuro della, un tempo, giovane ed ingenua Jean Grey si materializza in una nuova personalità oscura, sensuale e vendicativa capace di distruggere un intero pianeta abitato per placare la follia di una mente corrotta dalla fiamma del potere.

Jean Grey afferma la propria maturità sessuale nel corso degli albi citati trasformando il puro fuoco benevolo della Fenice nelle oscure e languide fiamme del peccato manifestando una natura oscura che la colloca tra i malvagi tout court: quelli che, perso ormai ogni legame con la realtà, si lasciano corrompere dalle tenebre.

Gli X-men sono sempre stati un fumetto fortemente adolescenziale e questa duplice natura della Fenice ne è solo un esempio: un sapiente utilizzo di un cammino esoterico molto potente per rappresentare il passaggio del ragazzo all’età adulta o, esotericamente parlando, del mistero all’accettazione.

Non è casuale se il culmine della vita editoriale della Fenice sia il proprio suicidio: un gesto di chiarezza, una presa di responsabilità per i proprio errori che porta la creatura a pagare con la vita la propria colpa rinascendo purificata dal peccato, nuovamente solo come Jean Grey, attraverso l’esperienza umana più preziosa raccolta durante la propria esistenza: l’amore che vince la morte e purifica lo spirito.

Saranno i sentimenti di Ciclope e Wolverine, l’amicizia di Tempesta e l’affetto suo mentore, il Professor Xavier a portare la Fenice in uno stato di consapevolezza tale da accettare la propria morta sicura di una rinascita nel segno del rinnovamento.

Così sarà nell’infinito ciclo narrativo dell’arte sequenziale in cui ogni idea mai partorita dalla mente dell’uomo viene ripresa, rivisitata e ricostruita per passare, sotto nuova forma, alla generazione successiva per rinnovarne la creatività e capacità di sognare.

 

Francesco Lodato

La Justice League e il Sindacato del Crimine – di Francesco Lodato

b7afd01e-ab03-40e2-a73f-28a02f746e94Se nel “nostro” universo esiste un team invincibile di campioni dediti al bene ed alla giustizia, al contrario, nella nuova “Terra 3” regna una squadra di sadici e violenti criminali dediti all’arricchimento ed al potere personali: dove noi abbiamo la Lega della Giustizia, sul mostro mondo eco esiste il Sindacato del Crimine.
Abbiamo sempre detto che il fumetto, in qualità di media popolare, rappresenta ed esprime lo spirito del proprio tempo e della società, ecco quindi ripresentarsi il dubbio del mondo sul valore della giustizia e dell’eroismo, dopo le distopie assolute di Kingdom Come ed Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, arriva qualcosa di diverso: arriva Terra 3 e con essa l’accettazione che “Giustizia” è solo una parola che assume significati diversi in base al contesto socio-culturale che la esprime.
Assistiamo quindi all’inversione completa degli archetipi non specchiati, alla deformazione del suono che ritorna a noi distorto e filtrato attraverso un mondo di violenza e sopraffazione, dove il bambino alieno, la creatura giunta dal cielo per salvare l’umanità diventa un astronauta, un dio tra gli uomini, scacciato dal paradiso per diventare padrone dell’inferno in terra.
“L’eco dei fotoni” non è oscurità, bensì una deformazione del segnale luminoso che trasforma la luce riflessa: da candida e protettrice, diviene rossa e mortale così come le violente tenebre animate dal sottile fascio della speranza incarnato dall’uomo pipistrello, diventano la desolazione paranoica e nichilista di Owlman, il Gufo che vaga in una notte priva di stelle.

92ab1a1f-0b6c-4196-8dfd-5ff0dd0a1f76
Stesso discorso per i valori femministi di indipendenza e forza espressi dalla principessa Diana delle amazzoni che vengono portati alle estreme conseguenze di dominazione femminile attraverso perversione e lascivia che permeano Superwoman ed allo stesso modo, l’unione spirituale dell’uomo con l’universo rappresentata dalla fulgida luce di Lanterna Verde, diviene la possessione parassita del gioiello alieno al dito di Power Ring: la tecnologia che sottomette l’uomo invece dell’immaginazione che genera progresso attraverso la volontà.
Un mondo, quello di Terra 3, relativistico nel senso filosofico del termine, che ci pone davanti alla crisi di valori che la società attraversa deformando e trasformando ogni cosa, per quanto giusta e pura, passandola attraverso il filtro della paura, della diffidenza e dell’incredulità rispetto ad un mondo sempre più assetato di potere, denaro e piacere personale fine a se stesso.

Francesco Lodato

 

d3a81057-660a-4835-ad06-dee086e70824

Flash dei due mondi – di Francesco Lodato

ae14f7dc-bc77-492c-b1ae-df4118caf378

Uno, nessuno, centomila… Non ci riferiamo all’opera Pirandelliana bensì al mondo del fumetto americano ed all’universo dei supereroi, anzi, al loro Multiverso. Concetti come l’esistenza di possibili dimensioni alternative nella nostra era, oggi vengono attentamente valutati dagli scienziati in seno alla “Teoria delle Stringhe” ma l’arte, a partire dalla letteratura passando per il fumetto, già da secoli contempla l’esistenza di infiniti universi potenziali e inseriti in un unico universo multiplo (o Multiverso) come biglie di vetro all’interno di un recipiente. Echi infiniti della stessa voce: quella del nostro, normale, mondo filtrata attraverso innumerevoli variazioni di tono per rimettere dentro la bottiglia il Genio della Lampada. Dal loro esordio fino al declino negli anni cinquanta, gli eroi in calzamaglia si erano moltiplicati e per ognuno di loro erano state scritte storie con origini, avvenimenti, a volte universi completamente diversi tra loro: ogni autore aveva piena libertà nello scrivere le avventure del personaggio tralasciando la logicità o la consequenzialità spazio temporale con quanto scritto prima e dopo di lui. Questa crescita incontrollata aveva causato l’implosione del mercato spinta anche dalle azioni repressive derivanti dalla pubblicazione de “La seduzione degli innocenti”, vero colpo al cuore della Golden Age, sarà Gardner Fox a riprendere il filo e sbrogliare la matassa in “The Flash” numero 123, del Settembre 1961 con l’esordio di “Terra 2“. Barry Allen non era il primo Flash editoriale, prima di lui era stato Jay Garrick a correre veloce come un fulmine, un eroe bellico che combatteva i nazisti insieme alla Società della Giustizia, antesignana della futura Justice League, in fumetti pubblicati a cavallo degli anni quaranta. L’albo del Settembre 61 dal titolo “Flash dei due mondi” trasforma il problema dell’esistenza di un vecchio velocista scarlatto ribaltando il problema in maniera “scientifica” con l’inserimento del multiverso, un insieme di Terre alternative in cui vivevano le varie versioni editoriali degli eroi DC i cui albi diventavano così finestre su questi echi dell’universo principale. Fu una rivoluzione copernicana che diede una spinta consistente al concetto di continuità narrativa o “Continuity” che diverrà negli anni il pilastro del fumetto americano arrivandone ad essere elemento distintivo tanto quanto, e forse molto più, di maschere, mantelli ed anelli magici. Echi infiniti legati alle illimitate possibilità dell’immaginazione, come veri suoni, gli universi alternativi della DC “vibrano” molecolarmente a velocità diverse appartenendo, ognuno, ad una diversa frequenza armonica dello spettro sonoro: degradazioni infinite di quello che la scienza definisce “rumore di fondo dell’universo” e che gli aborigeni australiani chiamano “la canzone del mondo”, ossia l’impercettibile struttura sonora che permea ogni atomo dell’universo.

09a3d931-f642-48d3-8e80-847ece5b7a3e

Scienza e mito, l’una Eco dell’altra, si fondono per creare fantascienza dando voce all’immaginazione di cui, platonicamente parlando, la realtà è semplice Eco così come l’arte è, a sua volta, semplice Eco del mondo sensibile. Nel Dicembre del 1984 usciva “Crisi sulle Terre Infinite”, ed il mondo dei fumetti non sarebbe mai più stato lo stesso: era la fine dell’Eco illimitato, il trionfo di una singola voce sulla cacofonia che rischiava di sommergerla, era la soluzione al nuovo proliferare incontrollato di mondi alternativi, era la realtà, economica ed editoriale che prevaleva sulla creatività, la vittoria finale della ragione sull’immaginazione. I mondi possibili erano infiniti, ma gli scrittori ne avevano già esplorati troppi, quindi si decise di tagliare i rami secchi trasformando il molteplice in un unicum infinito di eventi, luoghi e personaggi mantenendone il maggior numero possibile ed eliminando gli altri creando un universo narrativo più semplice dal quale ripartire. Oggi il multiverso DC esiste ancora ed è il cardine della struttura narrativa di un universo fumettistico fortemente in crisi, con le sue 52 Terre alternative, rappresenta la più complessa e completa cronistoria del fumetto americano di genere supereroistico e dei valori archetipici che il concetto stesso di eco porta con se.

Francesco Lodato

 

Il tempo dei Supereroi – di Francesco Lodato

Il 21 Ottobre 2015 Marty McFly giungerà nel nostro tempo partendo dal 1985, o forse sarebbe meglio dire, sarebbe dovuto giungere, o meglio ancora, arriverà nel 2015 alternativo della propria linea temporale: un futuro dalla moda discutibile, in cui la scienza e la società si sono evolute in maniera molto diversa rispetto alla nostra.
Quello descritto in Ritorno al Futuro: parte II è solo un potenziale domani ipotetico, parte di una storia che si snoda tra ieri, oggi e domani, riannodandosi su se stessa per poi riallinearsi sul piano di una narrazione non lineare frammentata in tre pellicole.
La trilogia di Zemeckis ha influenzato profondamente l’immaginario giovanile della generazione anni 80/90 usando come pretesto narrativo il viaggio nel tempo, facoltà che l’umanità anela dall’alba dei tempi, tema che il mondo del fumetto ha ereditato dalla madre letteratura passandolo in seguito al gemello cinema ed alla figlia televisione.
Quello della DeLorean non è il primo viaggio nel tempo, ma è quello rimasto più impresso nell’immaginario collettivo del nuovo millennio grazie alla summa tematica, ideologica e visiva, che la pellicola fa degli ultimi due decenni del novecento.

GalleryChar_1900x900_SUPUN4_3_52ab8fd51b5a34.80060929

A partire proprio dal mondo del fumetto, genere letterario di grande diffusione popolare, dove decine di autori si erano sbizzarriti nel trovare eccentrici modi per attraversare le barriere che precludono agli uomini la conquista dell’ultima frontiera.
La fantascienza è stata per anni ostracizzata dal mondo letterario pronto a ghettizzare l’immaginazione dei maestri, da Asimov a Dick, per quasi due decenni portando gli autori minori a spostarsi dal romanzo ad un genere meno “colto”, trovando nell’arte sequenziale un fertile campo immaginativo dove esprimere le proprie idee.
“Il futuro non è scritto, è un fenomeno in continua fluttuazione, un divenire dall’esito incerto di cui noi siamo gli unici artefici ma nel nostro caso, noi stessi abbiamo deciso il nostro destino condannandoci a morte” sono alcune delle parole che Jor El rivolge al figlio, Kal El di Krypton alias Superman, quando quest’ultimo cerca di tornare indietro nel tempo per salvare il proprio pianeta natale dalla distruzione.
“Ogni evento accade per un motivo, ho bisogno di credere le la morte dei miei genitori abbia avuto uno scopo” afferma Batman dopo essere tornato nel presente rinunciando alla possibilità di salvare i propri genitori.
“L’anello può fare tutto ciò che desideri, ma per quanto forte possa essere la tua volontà, i tuoi desideri non potranno mai prevalere sul ciò che deve avvenire o che è avvenuto” insegnava Sinestro all’allora giovane Hal Jordan, da poco diventato una Lanterna Verde.
Nella fase iniziale del fumetto americano supereroistico, il viaggio nel tempo assumeva la forma dell’insegnamento rivolto al presente sull’immutabilità degli eventi, sulla necessità che alcuni eventi, momenti di formazione dell’individuo, vengano accettati passivamente, queste sono citazioni che percorrono i primi trent’anni, la Golden Age del genere destinata a cambiare con l’avvento di Gardner Fox e del suo Flash.
Il fulmine scarlatto rappresenta, con Atomo ed altri eroi, la versione fumettistica della trasmissione televisiva inglese “Doctor Who”, ossia un modello educativo mediatico rivolto ai giovani. L’uomo più veloce del mondo, così come lo sciamano inglese, divengono momenti didattici in cui scienza e fantascienza si scindono e si fondono in u mix tra avventura e studio che tocca soprattutto il tema del viaggio nel tempo.
Con Flash entrano in gioco concetti fisici relativistici esposti graficamente in maniera semplice ed efficace trasformando l’ineluttabilità del tempo in una frammentazione di universi paralleli derivanti dalle scelte di un singolo attimo, una forte mutazione concettuale apparente che invece manifesta una insofferenza sociale alla concezione statica di una società, quella occidentale, ormai al tracollo.
Passa la contestazione giovanile, passa il Vietnam, l’uomo arriva sulla Luna ed un presidente viene assassinato: gli USA sono divisi tra speranza e disperazione ed il viaggio nel tempo in quanto tale quesi scompare dalle pagine dei Comic Book in favore delle nuove praterie sconfinate rappresentate da galassie infinite e molteplici dimensioni alternative.
È il momento d’oro di Jim Starlin e di personaggi come Silver Surfer e Thanos: è la riproposizione del vecchio west negli spazi siderali a cavallo di comete in una trasposizione futuribile di un passato che diviene futuro, ma anche questo non è viaggio nel tempo.
Quando gli anni settanta volgono al termine, a cavallo tra due decenni, è la magia a farla da padrone e gli eroi del fumetto viaggiano nell’arcano, nell’onirico allucinatorio attraversando le frontiere della mente e dello spirito accompagnati dal Dottor Strange, dal Ghost Rider e da Blade il cacciatore di vampiri.

18889-fumetto-the-flash-0_jpg_620x250_crop_upscale_q85

È un momento in cui la soglia del viaggio iniziatico che l’umanità compie per crescere come società passa per gli eredi di Woodstock e la psichedelia in una diversa ricerca della propria identità fortemente colpevole delle tragedie di un recente passato.
Il fumetto supereroistico, in quanto arte popolare, non smetteremo mai di definirlo come specchio del popolo americano, della parte più bassa e reale, esposizione del ventre molle di una nazione dalle molteplici contraddizioni.
Gli anni ottanta quelli di Ritorno al Futuro, sono influenzati dalla caduta del determinismo sociale e da un ritrovato ottimismo caratterizzandosi, apparentemente, per una maggiore libertà sociale ed economica riflessa in una nuova visione del visione del viaggio nel tempo.
Adesso gli eroi, quelli Marvel, modificano il corso degli eventi: i Fantastici Quattro viaggiando nel proprio passato, o determinano, con le loro azioni, imprevedibili sviluppi futuri, letterariamente parlando è un periodo fortemente deterministico in cui ogni errore può essere riparato ed ogni futuro diviene solo una possibilità in divenire e non un intero universo narrativo com’era stato per le corse di Flash attraverso il multiverso DC.
È un momento individualista di responsabilizzazione del singolo: vuoi cambiare il tuo passato, fallo ma con la coscienza che non sarai più lo stesso mentre puoi sempre rendere migliore il tuo futuro a partire dall’istante che stai vedendo nel tempo.
Ottimismo, autodeterminazione: il viaggio di Doc e Marty rappresenta il sunto, il punto d’arrivo di un positivismo scemato con l’avvento del nuovo millennio, una visione fiduciosa di un futuro ancora non deciso che le azioni del singolo possono modificare in ogni momento.

Francesco Lodato

3397254-thanos+vs+silver+surfer

Blog su WordPress.com.

Su ↑