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I Zombie – di Francesco Lodato

46f51258-94b0-46f0-97da-da05d8319261Attraverso la globalizzazione della cultura popolare, tranne i protagonisti di The Walking Dead, tutti conoscono il significato del termine Zombie.
La figura archetipica di riferimento è una delle tre più antiche note all’uomo, quella del ritornante, del morto vivente che torna sulla terra come eco della propria vita precedente, si non parliamo di fantasmi ma di Zombie e non siamo impazziti.
Può sembrare strano questo accostamento, ma dopo l’opera di Romero, sociologicamente profonda e dal grande valore metaforico, in cui i morti viventi ritornano sui luoghi della quotidianità consumistica in cerca di cibo, la figura dello Zombie è diventata negli anni quella del selvaggio predatore famelico derivante dall’esposizione ad un qualche genere di virus o arma batteriologica.
Recentemente, un nuovo tipo di morto vivente si è fatto strada sul piccolo schermo passando dal mondo del fumetto a quello della serialità televisiva e no, non siamo parlando del blasonato “The Walking Dead” ma dell’insolito “I Zombie” scritto e prodotto da Rob Thomas, già autore del teen drama investigativo “Veronica Mars”.
Anche qui trattiamo fondamentalmente di un teen drama, ossia di una serie dedicata ad un pubblico giovane, con forte accento sui legami amorosi e sulle relazioni interpersonali ma, tra le maglie di questa rete di tematiche adolescenziali, è il sostrato culturale ad averci stuzzicati oltre ai molti “inside joke” di un testo a tratti brillante.
I Zombie è un compendio sul mondo dei ritornati, un concept che chiama a se tutta la tradizione cinematografica, letteraria e mitologica sui cadaveri rianimati costruendo un complesso arazzo del quale l’autore ci mostra solo una piccola porzione.
6d2598ca-4503-4dbc-834f-62a50cc78560Lo Zombie è una creatura del folklore haitiano, importata nel nuovo mondo dalla cultura Yoruba nata sul delta del Niger, in quell’africa nera dove nasce, antropologicamente, il mito del ritornante esattamente come i suoi due compagni sin dall’alba dei tempi: i Teriantropi ed i mangiatori di anime oggi conosciuti come Vampiri.
Tre creature della notte, tre incubi dell’umanità diffusi su tutto il pianeta, presenti nelle mitologie di civiltà lontanissime tra loro: l’orrore e la paura della razza umana trasformate in esseri che, ancora oggi, continuano a ricorrere nelle fiabe moderne narrate da cinema, fumetto e televisione.
Si dice che lo Zombie fosse un corpo senz’anima, costretto ad obbedire ai praticanti della magia nera attraverso oscuri rituali, credenza mescolatasi con la religione Cattolica durante lo schiavismo in cui la conversione forzata delle popolazioni deportate portò alla nascita dei culti sincretici diffusi in tutta l’America Latina.
Il punto di contatto tra cristianesimo  ed animismo si trova, paradossalmente, nel Vangelo stesso, dove nei passi dedicati all’Apocalisse, viene detto che quando saranno chiuse le porte degli inferi, i morti torneranno in vita per nutrirsi dell’anima dei viventi per sostituire la propria ormai perduta.
Questo piccolo passaggio è fondamentale per comprendere la figura dello Zombie come Eco della propria vita precedente, come Eco delle vita di coloro che fungono da suo nutrimento e tornando alla serie di Rob Thomas, la protagonista “Liv Moore” (vivi di più o più viva) rappresenta alla perfezione questo concetto mimetico.
L’eroina, diventata Zombie durante una festa su una barca, morsa da un creatura zombificata dall’uso di una droga sintetica assunta insieme ad una misteriosa bevanda energetica (sintetizzata proprio dal corpo di zombie in cattività), si trasforma in un morto vivente riuscendo a mantenersi lucida solo attraverso l’assunzione regolare di cervelli freschi.
Da aspirante chirurgo diventa, assistente Coroner per potersi procurare i pasti senza dover uccidere nessuno trasformando la propria vita in una debole eco della propria esistenza salvo maturare, episodio dopo episodio, quanto in realtà la sua precedente esistenza fosse solo un pallido eco delle possibilità di un mondo molto più complesso di quanto credesse.
Da morta la protagonista diviene più viva che mai, impara ad avere uno sguardo diverso sulla propria vita e su quella degli altri comprendendo che l’eco e la voce possono essere confusi da un ascoltatore disattento, come era lei prima di scoprire il mondo sospeso tra vita e morte, una non vita che si rivela preziosa per comprendere gli errori del passato.
Inoltre, oltre a restare mentalmente stabile e non deperire fisicamente, ogni cervello mangiato, diviene una finestra sulla vita di un’altra persona di cui Liv diviene l’eco assumendone comportamenti, attitudini ed abilità insieme agli ultimi ricordi che hanno preceduto la morte del soggetto esattamente come la Ninfa Eco, nel mito, poteva ripetere solo le ultime parole dell’amante perduto Narciso.
736e7a9f-25d7-45f2-9c76-7ead89f0970dRob Thomas ha dato vita, partendo dal fumetto omonimo, ad una serie il cui obbiettivo dichiarato è quello di trasformarsi  in un compendio sulla cultura dei ritornati attraverso omaggi e riferimenti a partire dai nomi dei comprimari, dal detective Babineaux, la cui origine ed aspetto suggeriscono provenire alla Luisiana, patria del voodoo americano, il cui nome viene comunemente affibbiato al Baron Samedí, il Loa guardiano dei cimiteri che presiede alla creazione degli zombie haitiani.
Un modo nuovo di fare tv, un diverso spirito creativo che rende questa serie una visione interessante anche per chi non ama la cultura dei ritornati, un punto di vista diverso ed innovativo sui contenuti stratificati che la serialità televisiva permette di creare anche per la produzione generalista.

Francesco Lodato

Viaggi nel tempo nella serialità – di Francesco Lodato

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

Tre domande cui l’uomo prova da sempre a fornire un significato, quesiti sul tempo cui l’arte ha cercato di dare risposte proponendo i metodi più disparati per metter in scena lo spostamento attraverso i secoli, gli anni o anche solo i giorni.
Attraversare le barriere attraverso passato, presente e futuro, rappresenta la conquista finale della specie umana, quel controllo sull’esistenza che, da sempre, sfugge ad ognuno di noi.
Siamo creature lineari il cui controllo sugli eventi è limitato da una esistenza legata allo scorrere inesorabile di un fiume, il cui ticchettio, ci accompagna dalla nascita alla morte: violare questa legge immutabile della natura rappresenta l’utopistico desiderio di auto consapevolezza di una specie che anela a diventare creatrice di se stessa e del proprio destino.
Tuttavia lo sviluppo del singolo individuo è solo un piccolo filo di un arazzo molto più vasto in cui otto miliardi di persone intrecciano i loro percorsi esistenziali per creare eventi, momenti, attimi ed istanti che scorrono sempre, inesorabilmente nella stessa direzione. Eppure esiste un momento della nostra esistenza nel quale siamo padroni dello spazio e del tempo, in cui gli eventi si mescolano dando vita ad universi onirici: nel sogno siamo liberi dai vincoli del tempo e dello spazio.
Da Albert Einstein a Stephen Hawkins, i più grandi pensatori e scienziati del genere umano hanno ipotizzato la natura del tempo cercando di conferirle una struttura comprensibile per tutti noi, ma non sono state queste menti eccelse le prime a cercare di dare forma allo spostamento attraverso il tempo: dai sogni al mondo dell’immaginario, il salto di una idea è breve.
Inizialmente furono i vati, i poeti, i bardi, gli scaldi, i menestrelli e prima ancora le famiglie di cacciatori riunite intorno al fuoco: tutti cercarono di ipotizzare l’attraversamento del fiume infinito di Parmenide, pochi sono riusciti a tramandarci le loro idee, riprese dai letterati di un mondo in continua espansione, parte di una specie che anela l’infinito, che cerca disperatamente di vincere l’ignoto superando i propri limiti.
Quasi alla fine del tempo vissuto, finora, su questo mondo, poco dopo metà del ventesimo secolo, l’umanità ha conquistato lo spazio, ha varcato il confine dell’infinito lineare lasciando i narratori a dovere affrontare l’ultimo baluardo dell’immaginario: il viaggio nel tempo.
Si dice che lo sviluppo individuale possa essere rappresentato come un viaggio iniziatico attraverso la vita ed i suoi momenti salienti e che ogni storia mai narrata parli proprio di questi percorsi attraverso l’esistenza individuale.
Ad un tratto della propria vita, ciascuno di noi attraversa inconsapevolmente dei varchi, dei passaggi da un mondo al successivo: dalla fanciullezza alla giovinezza, dalla giovinezza all’età adulta ed infine da questa all’anzianità lungo un sentiero a senso unico che non lascia alcuna possibilità di tornare indietro evitando gli errori o prevedere il futuro per modificare le nostre scelte.
Non possiamo controllare le nostre vite, siamo piccole creature costrette a percorrere una strada sconosciuta e ciò che non conosciamo ci fa paura, per questo il viaggio nel tempo è il varco della soglia finale, è il tentativo immaginario, di poter controllare il proprio destino, di poter ripercorrere i nostri passi per correggere i nostri errori: la speranza finale che ogni cosa, ogni attimo della vita possegga un significato e le nostre esistenze un ruolo all’interno di una narrazione con otto miliardi di protagonisti.
Oggi la televisione, intesa anche come rete informatica virtuale, raggiunge ogni essere umano sul pianeta che non sia costretto a lottare per la propria sopravvivenza: la scatola magica ed i suoi derivati, sono il bene di lusso basilare oltre la soglia della vera povertà, il modo più veloce ed economico che il nostro cervello ha per nutrirsi pigramente e la qualità di questo nutrimento è ben altra faccenda.
Come ci si aspetta da qualsiasi cosa derivata dalla Letteratura, anche la televisione attinge a piene mani dai generi codificati per la nobile arte della parola traghettando la fantascienza all’interno del piccolo schermo e con essa le proprie tematiche.
La Sci-Fi nasce, inizialmente, come forma di riflessione, quasi sempre apolitica e non religiosa, sulla società del proprio tempo e sulle conseguenze del degrado sociale.
A queste linee guida si attenevano gli episodi dell’antologica “Ai confini della realtà” in cui il viaggio nel tempo era usato con la dovuta parsimonia per esplorare gli effetti delle decisioni umane con occhio critico, da quei tentativi iniziali si è arrivati ad una fantascienza contemporanea deresponsabilizzata in favore del puro intrattenimento, culminante nel nostro campo d’interesse, con il viaggio temporale di “Terranova”.
L’apparente fuga dell’umanità del proprio fallimento futuro, verso un lontano e preistorico passato che si rivelerà essere un altro mondo o un diverso universo proseguendo un sentiero di liberismo nel quale le conseguenze non vengono mai prese in considerazione.
Fare un excursus completo sulla Sci-Fi televisiva trasformerebbe questo articolo in un saggio, per questo mi limiterò a citare alcuni esempi di serie che fanno del viaggio nel tempo la propria base narrativa partendo, sebbene si tratti di film, dalla trilogia di Ritorno al Futuro che oggi vogliamo celebrare.
I film di Zemeckis sono lo specchio del loro tempo: una narrazione scanzonata con un sostrato sociale ed umano legato all’autodeterminazione individuale.
Sono pellicole positiviste, fiduciose nella scienza e nelle possibilità del singolo di prevalere sul mondo intero.
Sempre al potere dell’individuo sulla massa fa riferimento, ancora in chiave positiva, Quantum Leap, serie televisiva in cui Scott Bakula interpreta un astronauta che viaggia nel tempo invece che nello spazio.
La serie fornisce una curiosa versione di viaggio nel tempo spostando attraverso le epoche solo l’anima del protagonista che, di episodio in episodio, si ritrova a dover sciogliere “nodi temporali” possedendo il corpo del povero malcapitato di turno.
Azioni individuali apparentemente normali e prive di significato storico culturale che invece, nella visione generale del tempo, potrebbero cambiare enormemente il futuro dal quale il protagonista proviene: una concezione dell’individuo, di ogni individuo, come parte di un unico meccanismo che vede ogni esistenza come pezzo necessario al proprio funzionamento.

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Attraverso la storia della televisione sono due serie ad avere fatto del viaggio del tempo un tema fondamentale: innanzi tutto Doctor Who, la divulgativa serie Britannica, la più longeva della televisione mondiale, che utilizzava i viaggi nel tempo dell’ultimo TimeLord (un alieno misterioso in viaggio su un veicolo, il Tardis, creato per attraversare il tempo e lo spazio) per accompagnare lo spettatore attraverso le meraviglie dell’universo e le conquiste scientifiche della razza umana.
Oggi il Dottore è un’imitazione di se stesso, una narcisistica parodia dello sciamano globale riportata su scala universale che dopo un rilancio di successo nel 2005, si sta spegnendo lentamente perdendo le proprie caratteristiche di riflessione filosofica sul concetto di umanità, uniformandosi a molta altra produzione rivolta al puro intrattenimento.

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Poi è arrivato Star Trek nelle sue varie incarnazioni, la cui ultima versione, quella del nuovo millennio, è stata la meno apprezzata ma la più legata al viaggio nel tempo di un universo narrativo in cui, stando al parere dell’autorevole Accademia delle scienze di Vulcano, il viaggio nel tempo sarebbe impossibile.
Eppure, sfidando ogni logica, il coraggioso equipaggio del vascello astrale Enterprise NX-01, al comando del capitano Jonathan Archer (il Bakula di Quantum Leap), proverà il contrario restando invischiato in un conflitto chiamato guerra fredda temporale: una riflessione fortemente critica sul valore della guerra preventiva e sul modo, tutto americano, di concepire i conflitti come interessi personali di uno stato a discapito delle future conseguenze per le popolazioni interessate.

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Infine, conclusasi la scorsa settimana, è doveroso parlare di Continuum, originale recupero del tema classico di viaggio nel tempo in cui Kiera Cameron arrivata dal Canada dell’anno 2077, è stata catapultata, accidentalmente, nel passato a causa di , gruppo terroristico determinato a cancellare un futuro dispotico, soffocato dal governo delle multinazionali su un mondo dominato dal denaro, cambiando con la forza e con le idee, il proprio passato, ossia il nostro presente.

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Un meccanismo narrativo complesso fatto di possibilità e consequenzialità che riporta la fantascienza televisiva al proprio ruolo di riflessione sociale e di finestra sulle possibili conseguenze delle nostre azioni come specie umana.

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